Interno di una chiesa rupestre scavata nel tufo, con archi e pilastri ricavati nella roccia e affreschi di santi nelle nicchie, illuminati dalla luce del giorno
Interno di una chiesa rupestre scavata nel tufo, con archi e pilastri ricavati nella roccia e affreschi di santi nelle nicchie, illuminati dalla luce del giorno. Foto: Photo2023 · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Non è un caso che Massafra venga chiamata la Tebaide d'Italia. Il nome richiama la Tebaide egiziana, la regione desertica dove i primi monaci cristiani vivevano in grotte e romitaggi. Qui, tra le gravine che solcano il territorio, sono state scavate nella roccia decine di chiese, cripte e cappelle, molte delle quali affrescate. È uno dei patrimoni rupestri più ricchi della Puglia, e in buona parte resta da scoprire anche per chi in Puglia ci vive.

Una civiltà scavata nella roccia

Le chiese rupestri non sono semplici grotte adattate. Sono architetture vere e proprie, ottenute per sottrazione: navate, archi, pilastri, absidi e perfino cupole sono stati ricavati scavando il banco di roccia tenera. All'interno, pareti e nicchie erano ricoperte di affreschi con santi, Madonne e scene sacre, spesso accompagnati da iscrizioni in greco o in latino, segno di un territorio in cui la tradizione bizantina e quella latina hanno convissuto a lungo. Molti di questi luoghi oggi sono visitabili solo con visite guidate: prima di partire conviene informarsi presso l'ufficio turistico della città.

La Candelora

È considerata il più pregevole esempio di architettura rupestre medievale di Massafra. L'impianto originale era a tre navate, ciascuna di due campate, orientate da ovest verso est. Ciò che colpisce subito è il soffitto: le volte sono lavorate con forme diverse, a schiena d'asino, a stella, a vela e a cupola lenticolare, come se gli scalpellini avessero voluto imitare nella roccia le chiese costruite in muratura.

Il nome viene dall'affresco della Presentazione di Gesù al Tempio, la festa popolarmente chiamata «Candelora». In questa scena la Vergine e il Bambino sono accompagnati da iscrizioni greche, mentre San Simeone ha un'iscrizione latina: un piccolo dettaglio che racconta bene la doppia anima di questi luoghi. Tra le altre immagini si riconoscono una Madonna Orante con Bambino e una Madonna con Bambino nel vano centrale.

Sant'Antonio Abate

La storia di questa chiesa è particolare. Un tempo si trovava in aperta campagna; poi la città è cresciuta e l'ha inglobata, e sopra di essa è stato costruito un ospedale, oggi abbandonato. Per raggiungerla si attraversano alcuni ambienti sotterranei che per anni furono usati come lavanderia. Gli affreschi superstiti sono tornati alla luce verso la fine degli anni Cinquanta del Novecento grazie al lavoro di pulitura dei volontari della Pro Loco, e alcuni furono poi restaurati dalla Soprintendenza.

Le figure più leggibili si trovano nell'area del presbiterio e nella calotta dell'abside, dove compare una Deesis, cioè il Cristo affiancato dalla Vergine e da San Giovanni Battista in atto di intercessione. In uno degli ambienti gli affreschi sono disposti in nicchie alte e strette.

La Madonna della Buona Nuova

Si trova nei pressi del santuario della Madonna della Scala, all'interno della gravina omonima. È ricordata soprattutto per il grande affresco della Deesis che la decora, uno dei più noti del territorio. Visitarla insieme al santuario è il modo più naturale per inserirla in un itinerario a piedi.

San Leonardo

La chiesa ipogea di San Leonardo, oggi compresa nell'abitato, è una cripta scavata nella roccia con affreschi di tradizione bizantina, datati tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento. Tra le immagini spicca il Cristo in trono tra San Giovanni Battista e la Madonna. Gli studiosi le hanno dedicato ricerche specifiche, a conferma della sua importanza nel panorama rupestre pugliese.

Le altre presenze da conoscere

  • San Marco, la chiesa ipogea che ha dato il nome alla gravina che attraversa la città.
  • Santa Marina, con la cripta nell'omonimo villaggio rupestre, dagli affreschi molto danneggiati.
  • San Simeone a Famosa, Sant'Angelo a Torella e la Madonna della Greca, sparse nel territorio comunale.

Come organizzare la visita

Le chiese rupestri sono luoghi fragili: umidità, luce e sbalzi di temperatura mettono alla prova affreschi che hanno secoli. Per questo molte restano chiuse e si aprono solo su prenotazione o in occasione di visite guidate. Verificate sempre modalità e disponibilità sui canali ufficiali della città prima di mettervi in cammino, portate scarpe con buona aderenza e, se possibile, una piccola torcia.

Dormire nel centro storico rende tutto più semplice. Il Carrubo si trova nel cuore della parte antica di Massafra, con gravine e chiese rupestri a pochi passi: si può dedicare una mattina alla Candelora e a San Leonardo, rientrare sotto le volte in pietra del monolocale nelle ore più calde e ripartire nel pomeriggio verso la Madonna della Scala. È il ritmo giusto per un patrimonio che chiede lentezza.

Il centro storico fuori dalla porta

Il Carrubo è un monolocale open space con volte in pietra nel centro storico di Massafra: gravine e chiese rupestri a pochi passi, il castello a circa 600 metri, fino a 4 ospiti.